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(Seduta del 30/09/2008
Arg. n. 6 – ODG – Proposta di Atto amministrativo n. 0153:
“Piano regionale di bonifica delle aree contaminate indicante le
priorità di intervento, a seguito di valutazione ambientale, sui siti
contaminati presenti sul territorio regionale (art. 245, c. 3,
d.lgs.n. 152/2006)”.
Abbinato a ODG
1696, in data 30 settembre 2008, a firma dei Consiglieri Ferretto
Clementi, Moretti, Monguzzi, Fabrizio, Peroni, Bordoni, Civati,
Ligasacchi, Dalmasso, Agostinelli, Storti, Fatuzzo, Zamponi e
Squassina Arturo, concernente la trasmissione di documentazione alla
Commissione competente in merito ai siti individuati, relativo alla
PDA n. 153.
Discussione
generale).
FERRETTO CLEMENTI
Silvia
Grazie,
Presidente. Io pregherei i Colleghi presenti di prestare un po’ di
attenzione su questo provvedimento perché è un provvedimento di
particolare delicatezza. Vi do subito alcune cifre così potete
comprendere di quanto, almeno in termini economici, se non in termine
di salute dei cittadini, ci stiamo occupando. Per la realizzazione -
quindi lo studio - del piano regionale di bonifica sono stati spesi
845 milioni - finanziamento statale dell’89; dopodiché in dieci anni
sono stati spesi ben 227 milioni di euro, pari a 450 miliardi di
vecchie lire.
Questo è quanto è
stato stanziato per le bonifiche in Regione Lombardia.
Ecco, io chiedo
che su questo ci sia la massima trasparenza e sia data la massima informazione.
E’ dal 1995 che
cerco di comprendere come siano stati assegnati i finanziamenti, quale
sia la situazione nelle aree contaminate, chi si stia occupando delle
bonifiche e che cosa si stia facendo per recuperare tutti questi
soldi. Esiste infatti un principio internazionale fondamentale che è
quello del “chi inquina paga”, in base al quale i costi delle
bonifiche non dovrebbero essere addebitati ai cittadini ma a coloro
che hanno inquinato. Certo, riuscire a fare questo non sempre è
facile, anzi. Spesso è molto difficile, ma, dall’essere molto
difficile e non far nulla al fare addirittura regali, di acqua ne
passa.
Faccio un breve
riassunto della questione: innanzitutto ho distribuito, ad alcuni
componenti della Commissione e, per chi fosse interessato, ci sono
altre copie disponibili, una sintesi – quella a cui è stato possibile
arrivare in base ai documenti, che con fatica, sono stati mandati alla
sottoscritta, alla Commissione Ambiente o in risposta a qualche
interrogazione circa i finanziamenti per ogni sito.
Comunque…ho
aggregato tutti i dati, un lavoro particolarmente lungo e difficile
innanzitutto perché erano su carta e poi anche perché erano anche
disaggregati e molto confusi all’interno di numerose delibere. Per
ogni sito ho estrapolato i dati relativi ai finanziamenti, dati, fra
l’altro riportati in alcuni casi in lire e in altri in euro. Per
molti stanziamenti, che risultano essere stati assegnati per
differenti finalità, non viene poi specificato nel dettaglio, quanto
sia stato in concreto utilizzato per lo studio della bonifica, quanto
per la messa in
sicurezza
e quanto invece per la bonifica. In molti casi sembra addirittura che
sia stato speso molto di più per gli studi che per la bonifica.
Dobbiamo dunque
chiederci (ed è una delle domande, che poniamo con l’ordine del giorno
- che, insieme a molti Consiglieri della Commissione, ho presentato
proprio per avere informazioni – alla quale spero di poter ricevere
presto una risposta) chi ha fatto questi studi e quanto sono realmente
costati.
Dobbiamo anche
avere indicazioni precise sulla proprietà, dati fondamentali per
sperare di riuscire a recuperare i soldi spesi dalla regione.
Faccio un esempio
per tutti di cosa è avvenuto in passato e di come, a volte, non si
sono voluti riprendere dei soldi che si sarebbero potuti recuperare.
Laddove una
società è fallita, anche se si potrebbe fare qualcosa di più,
evidentemente possono esserci dei problemi reali nel recuperare i
soldi.
Ma laddove non c’è
stato alcun fallimento, anzi gli eredi vivono, prosperano e presentano
addirittura un cambio di destinazione d’uso - come è successo agli
eredi della Cava Ronchi, una delle aree più contaminate della
Lombardia – sono certa che qualcosa si poteva e si possa fare.
In questo caso,
per esempio, nulla è stato fatto per far loro pagare il conto. Non
solo.
Non si è fatto
nulla nemmeno per far mettere in
sicurezza l’area,
un’area che ogni anno, casualmente, viene incendiata – ma io non credo
molto casualmente, perché semmai è un modo per accelerare le pratiche.
A costoro, dicevo,
per una loro area, è stato addirittura concesso un cambio di
destinazione d’uso da agricola a commerciale, un’area sulla quale sono
stati costruiti un Esselunga, un Castorama e un Decathlon con evidenti
ingenti profitti.
Allora, pur
ritenendo anch’io, come il Consigliere Moretti, che il guadagno e il
profitto non siano certo cosa criminale, credo però anche che la
speculazione sia tutta un’altra cosa. Ciò significa che, se il privato
ha come obiettivo il profitto, più o meno lecito, e non si fa
scrupoli, chi fa politica e amministra, evidentemente, qualche dovere
in più ce l’ha e prima di fare regali di questo tipo – perché questo è
un vero e proprio regalo – qualcosa in più si sarebbe dovuto ottenere.
Pensate quanto è
stato regalato con quel cambio di destinazione d’uso e in cambio non
abbiamo ottenuto nemmeno la recinzione dell’area.
Per questo le
indicazioni sulla proprietà sono importanti, così come sono importanti
le indicazioni di natura urbanistica circa l’uso dell’area e le
informazioni sul grado di contaminazione.
Dallo studio fatto
da Lombardia Risorse nel 1990-1992, sembra che nessuno possieda certe
informazioni. Mi è capitato più volte di fornire documentazione
all’Assessorato e ai funzionari dell’Assessorato. Una cosa davvero
incredibile che debba essere un Consigliere a fornire la
documentazione e non chi dovrebbe occuparsi di queste cose a farlo.
Io non ho eserciti di
consulenti,
non ho dirigenti e dipendenti che fanno questo lavoro, quindi è
abbastanza singolare che debba essere io a fornire informazioni.
Ritengo sia
altrettanto indispensabile avere delle stime degli oneri di bonifica,
conoscere il dettaglio dei finanziamenti che sono stati concessi -
suddivisi per la progettazione, la messa in
sicurezza e la
bonifica - e soprattutto anche se l’area, alla fine, è stata
bonificata - perché anche questo è un passaggio importante.
Così come sarebbe
molto importante sapere chi si è occupato della bonifica e di quelle
azioni necessarie per recuperare i costi delle bonifiche. Molti costi
potrebbero essere recuperati anche attraverso le fidejussioni,
strumenti che non ci siamo inventati noi. Esistevano già prima del
2006, anche per le attività produttive che hanno dovuto versare
appunto delle fidejussioni per poter lavorare. Allora, la mia domanda
è: di quelle fidejussioni che ne è stato? Sono rimaste alle banche? Le
ha prese qualcuno? Che fine hanno fatto? è importante saperlo, perché
sono soldi che potrebbero essere utilizzati per le bonifiche.
Chiediamo inoltre
di conoscere l’elenco delle destinazioni finali dei rifiuti
provenienti dalle aree bonificate. In molti casi, infatti, i rifiuti
sono stati semplicemente trasferiti, sono andati ad inquinare altre
aree che poi hanno dovuto, a loro volta, essere bonificate. Per
esempio, i rifiuti di Lacchiarella sono stati portati a Dresano, a
Caponago e anche a Porto Marghera, area per la bonifica della quale
stiamo ancora pagando.
Ma allora io mi
domando: quante volte paghiamo per gli stessi rifiuti?
Vorrei poi poter
avere informazioni e capire una cosa molto strana, riportata anche
nella PDA. Vorrei capire come mai esistono dei siti classificati come
“D”, dove “D” sta per impossibilità di reperire informazioni
sufficienti per la valutazione del rischio.
Secondo il vecchio
studio fatto da Lombardia Risorse, dal quale tutto ha origine, ci sono
delle dichiarazioni in merito all’impossibilità di fare accertamenti,
che fanno rabbrividire.
Ve ne leggo una
che vale per tutti; qualcuno si metterà a ridere ma io credo che più
che ridere ci sia veramente da piangere.
Area contaminata
nel Comune di Montichiari (Brescia), classificato come “D”, giudizio:
verifica impossibile.
E sapete perché la
verifica è stata impossibile?
Adesso ve lo
leggo: “Note: area destinata alla fabbricazione di esplosivi, dismessa
da decenni, attualmente riutilizzata per l’addestramento di cani da
caccia e da postazioni. Il sopralluogo è stato parziale perché il
guardiano ci ha cacciato”.
“Il guardiano ci
ha cacciato” e noi è dal 1992 che classifichiamo questo sito come “D”,
un sito sul quale non abbiamo informazioni perché dal 1992 i tecnici
addetti per il controllo e i rilevamenti sono stati cacciati
dall’area.
Ecco, il minimo
che chiedo è di andare a vedere e verificare lo stato dei siti, visto
che è impensabile che la Regione Lombardia si faccia “cacciare”, o, in
alcuni casi, come in questo, che gli incaricati si siano fatti –
scusate il termine – calciare via, mandare via a calci. Non so se
condividete, ma credo che una giustificazione di questo tipo non sia
davvero tollerabile.
Quindi io chiedo,
laddove non ci sono informazioni, che si vada a verificare e
riverificare tutte le motivazioni.
Altrettanto
importante è avere informazioni certe in merito ai siti riutilizzati.
Cosa è stato fatto ai siti che sono stati riutilizzati? In molti casi
risulta che vi siano state costruite case, scuole, centri commerciali,
uffici. Ottimo che l’area sia stata riutilizzata. Ma qualcuno ci può
dire se questa era stata prima bonificata o se abbiamo costruito le
case per le persone sopra aree ancora contaminate? Certo, in passato,
la normativa era diversa. Non c’era ancora il decreto Ronchi, ma non
è che con l’emanazione del decreto Ronchi l’inquinamento del terreno e
della falda è scomparso. L’inquinamento non sparisce certo per
decreto. Quindi attenzione. Sia per quanto riguarda, oltre i soldi dei
contribuenti, ma anche per quanto riguarda la loro salute.
Io, dopo aver
messo insieme tutta questa documentazione, ho predisposto questo
ordine del giorno e ringrazio tutti coloro che l’hanno sottoscritto.
L’ha sottoscritto
il Presidente della Commissione, il Relatore e molti altri. Ringrazio
per la disponibilità, anche perché questo è stato uno dei primi temi
di cui mi sono occupata quando sono stata eletta in Consiglio
regionale ed è dal 1995 che su questo argomento non riesco a capire
nulla. Sono tredici anni che ci lavoro e non riesco a venire a capo di
nulla e il massimo che sono riuscita a fare è stato l’aggregare tutti
i dati - quelli che vi ho distribuito - dei finanziamenti.
Ho messo insieme
tutte le notizie area per area, basandomi sulla documentazione che
sono riuscita ad ottenere, ovviamente tutta su supporto cartaceo.
Documentazione che, dopo aver aggregato ed organizzato, ho anche
informatizzato e reso accessibile a chiunque su Internet, tant’è che
sono numerosi i cittadini che mi hanno già contattata per avere
informazioni su alcune aree dove stavano acquistando o volevano
acquistare degli appartamenti.
Vi invito
veramente a guardare la documentazione che è stata fornita. In certi
momenti ho avuto quasi il sospetto che dietro questa montagna di carta
talmente disaggregata - riportante, in alcuni casi, anche dati che
contraddicono tra di loro - da essere quasi inutilizzabile, ci sia
stata una regia volta a confondere e non far capire nulla.
Vedrete infatti
che tra i finanziamenti ci sono dati - che ho recuperato attraverso
delibere e risposte alle numerose lettere da me inviate, che non
coincidono. Io ho cercato di mettere insieme tutti i dati a
disposizione, ma ho bisogno che qualcuno mi dica quale di questi dati
corrisponde al vero. So che il lavoro che sto facendo può sembrare
antipatico, ma io credo che tra le funzioni del Consigliere regionale
ci sia anche quella del controllo e per poterla svolgere è evidente
che si deve avere la possibilità di ottenere le informazioni; senza
informazioni il controllo non si può fare, ed io da tredici anni su
questo argomento non riesco a svolgere il mio lavoro.
Ora sono contenta,
e ringrazio ancora una volta tutti i sottoscrittori, compresi il
Relatore e il Presidente della Commissione, che mi stanno dando una
mano per riuscire a venire a capo di questa questione. Manca ancora un
anno e mezzo alla fine della legislatura e io spero di poter ottenere
queste risposte prima che il mio mandato in Regione Lombardia si
concluda.ne.
Un'ultima
precisazione..Non è inserito nell’ordine del giorno. Lo aggiungo
adesso, sperando di aver l’accordo di tutti i sottoscrittori. Chiedo,
ovviamente, che la documentazione venga fornita su supporto
informatico, onde evitare di dover scansionare tutto o rielaborare
tutto. Per questo chedo di aggiungere nel testo dell’ordine del
giorno, dopo “documentazione”, “su supporto informatico”.
Siamo nel 2008, e
credo che i dati si possano avere così.
Grazie
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