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DICHIARAZIONE DI VOTO SULLO STATUTO
DI SILVIA FERRETTO CLEMENTI
“Come avevo già anticipato, togliere, da questo nuovo Statuto, il
riferimento all’unità e all’indivisibilità della Repubblica Italiana,
è stato, in quanto in netto contrasto non solo con i miei principi, ma
anche con quelli del mio partito, determinante al fine della mia presa
di posizione.
Io appartengo, infatti, ad un partito che si chiama Alleanza Nazionale
e non Alleanza Padana.
Sono stati però
altresì determinanti anche il non aver voluto inserire la necessità di
tutelare oltre che gli interessi lombardi anche quelli nazionali e
l’aver inserito il principio dell’autodeterminazione dei
popoli - che a livello regionale rischia di alimentare lo spirito
secessionista di coloro che evidentemente non si riconoscono
nell’unità e nell’indivisibilità della Repubblica Italiana.
Così come la confusione e l’equivoco su bandiera, inno e festa
regionali culminati addirittura nel tentativo di trasformare il
Consiglio Regionale nel Parlamento della padania.
Che dire…?
Ci mancava solo
l’esaltazione del Dio Wotan e la proposta di inviare una delegazione
lombarda alla festa della padania per rendere omaggio con un’ampolla
al Dio Po – dimostrando così più attenzione ai culti neo-pagani
piuttosto che alle radici cristiane della nostra regione.
Ma non solo.
Ha pesato molto anche il non aver voluto inserire un riferimento
esplicito al merito,
che permetterà così di continuare ad utilizzare la logica clientelare
del “è cretino ma è mio amico”
piuttosto che promuovere e sostenere il principio meritocratico del
è mio amico, ma è cretino, e
quindi è meglio che faccia altro nella vita”. Una scelta
che non può lasciare indifferenti coloro che del merito hanno fatto,
da sempre, uno dei cardini della loro azione politica.
Anche sul diritto alla vita e sulla famiglia contavo su un maggior
coraggio e su una maggiore coerenza.
Purtroppo però,
ancora una volta, hanno prevalso logiche bipartisan e non solo.
Queste logiche
hanno avuto la meglio anche sulla necessità di inserire il riferimento
al diritto alla salute e allo sport - che, ricordo, sono competenze
strettamente regionali - quando, il relatore, dopo aver dato un parere
favorevole ha clamorosamente cambiato idea ed espresso parere negativo
o sul non aver voluto ridurre il numero di assessori e consiglieri
regionali.
Io condivido la necessità di trovare intese sulle regole e sui
problemi concreti, ma sui principi non si può trattare.
Mi rimane comunque almeno una piccola soddisfazione per l’accoglimento
di qualcuna delle mie proposte:
o
quella sulla responsabilità sociale dell’impresa,
o
quella sulla trasparenza,
o
quella sull’obbligo degli assessori di rispondere alle interrogazioni
e di presentarsi quando richiesti in Commissione,
o
quella per il riferimento al rispetto degli animali - anche se
continua a sfuggirmi la logica per la quale è stato espresso parere
negativo al mio emendamento e positivo ad un emendamento pressoché
identico dei Verdi. L’importante comunque è il risultato che ho
decisamente apprezzato.
o
E, infine, quella che riguarda le radici cristiane, il riferimento
alle quali - anche se non è stato accolto il testo esatto da me
proposto in commissione - ho la soddisfazione di aver “provocato”
(inizialmente, infatti, questo riferimento non era previsto in nessun
testo e in nessun emendamento) e fatto sì che venisse inserito.
Certo forse
appartengo a un’altra epoca, a un altro mondo.
Forse ho solo una
visione un po’ disneyana della vita, ma nel mio mondo la parola data
ha un valore ed è un obbligo, gli impegni presi vanno rispettati (pacta
sunt servanda)
Il fine non è il
potere o il governo.
Governo e potere
sono solo mezzi per raggiungere un obbiettivo, per portare avanti le
proprie idee…i propri valori di cui tutti parlano, ma che pochi
rispettano.
Certo, i valori e
i principi sono come le radici.
Le radici non ti
permettono di fare ciò che vuoi, di andare, come le foglie, dove vuoi,
o, forse meglio, dove vuole il vento con la vera unica prospettiva di
finire a marcire sull’asfalto.
Viste così, le
radici possono essere certamente un ostacolo, a volte persino catene,
ma sono anche cinture di sicurezza che durante le tempeste ti
permettono quasi, e sottolineo il quasi, sempre, di non venirne
travolto.
Occorrono radici
forti anche per non scordare e per non farsi travolgere dal potere
devastante dell’anello di Tolkien.
In politica
l’anello è sempre a portata di mano e non sempre si riesce a sottrarsi
al suo potere.
Mi spiace, ma non
posso e non voglio adattarmi.
Io ho un altro
modo di intendere la politica.
È evidente che non
potrò mai rientrare tra i trenta che, con grande sincerità e
chiarezza, il Presidente Berlusconi, ha rilevato che, allo stato dei
fatti, contano e determinano l’indirizzo politico, ma non posso e non
voglio nemmeno rientrare nella categoria di coloro che vengono
definiti operai ubbidienti che si devono limitare a schiacciare i
bottoni.
È anche per questo che non posso tacere sul fatto che non mi riconosco
pienamente in questo nuovo Statuto.
Pertanto, mi scuso
con il Presidente della Commissione Statuto, Presidente Adamoli e con
il relatore del provvedimento, Presidente Boscagli e mi scuso anche
con i colleghi consiglieri.
Riconosco il
difficile e importante lavoro che avete e che abbiamo svolto, ma non
posso votare a favore di questo nuovo Statuto, nel quale, ripeto, non
mi riconosco pienamente, ed è per
questo che esprimerò un voto di astensione.”
Silvia Ferretto Clementi
Consigliere della Regione Lombardia
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