Detenuti, la ricetta di An: "Lavori per risarcire"

Il consigliere regionale di An Silvia Ferretto presenta un progetto di legge per far lavorare i carcerati. I proventi andrebbero alle famiglie delle vittime e all'ammini-strazione carceraria. Bocciato l'indulto.
di Filippo Poletti
 

MILANO – “Nessuno vuole introdurre i lavori forzati per i detenuti. Una cosa però è certa: mantenere nell’ozio migliaia e migliaia di  persone è controproducente e diseducativo”. Sono queste le premesse ideologiche della proposta di legge parlamentare (Plp) depositata il 23 dicembre scorso alla Regione Lombardia da Silvia Ferretto Clementi, consigliere di Alleanza Nazionale e presidente della Commissione Cultura. Esplicito il titolo del Plp, prossimamente al voto in consiglio regionale: “Istituzione di un fondo a sostegno delle vittime della criminalità e nuove norme sulla destinazione della retribuzione del detenuto lavoratore”.
Semplice l’idea della Ferretto. Far lavorare i detenuti (disposti a farlo), ripartendo così i guadagni: 40 per cento della loro retribuzione a favore del fondo di sostegno per le vittime della criminalità, 40 per cento da versare nelle casse dell’amministrazione carceraria a titolo di rimborso delle spese di mantenimento. La restante quota del salario – pari al 20 per cento – “verrà accreditata a favore del carcerato”. 
“La mia proposta – spiega il consigliere – punta a promuovere il reinserimento reale dei detenuti nella società, dando loro la possibilità di lavorare e di contribuire così al proprio mantenimento e al finanziamento di un fondo a favore delle vittime della criminalità”. Queste ultime – incalza la Ferretto lanciando al galoppo uno dei cavalli di battaglia del partito di Gianfranco Fini – “sono troppo spesso abbandonate a se stesse, subendo un’ulteriore inaccettabile ingiustizia da parte delle Stato, che troppo spesso si preoccupa di tutelare i diritti dei detenuti piuttosto che quelli delle loro vittime”. 
Il lavoro – questa è la filosofia del Plp – nobiliterebbe i carcerati: “E’ scandaloso mantenere persone che vivono dalla mattina alla sera nell’ozio più totale”. Mirando diritto a Roma e al Parlamento, il consigliere regionale ha già ottenuto l’appoggio dei consiglieri di An della Regione Veneto e Piemonte: anche ai consigli regionali spetta, infatti, il potere di iniziativa legislativa. Perché però il Parlamento sia chiamato a votare tale legge, è necessario che la proposta abbia ricevuto l’avvallo di 5 Regioni. 

In tema di detenzione, il punto di vista della Ferretto e di An è diverso da quello di altri alleati della Casa delle Libertà: “E’ assurda e improponibile l’ipotesi di concessione di indulto. Avrebbe dei costi sociali ed economici incalcolabili, dei quali non si può non tenere conto”. Per questo, lanciando una frecciata ai benefici della legge Gozzini di cui “agevolerebbero un po’ tutti”, il consigliere regionale Ferretto lancia una petizione contro l’indulto tramite il sito www.ferretto.it. L’obiettivo – dichiara – “è quello di arrivare ad avere tante più firme possibile, per dire no a quest’assurda ipotesi di resa dello Stato”.

(8 GENNAIO 2002, ORE 16:00)